L'Enel perde acqua. E vincono gli abruzzesi
Acquedotto marsicano Per la prima volta un tribunale riconosce che bere è un diritto primario rispetto alle concessioni per produrre energia elettrica
Eleonora Martini
Chi avrebbe mai immaginato che bere un bicchiere d'acqua dal rubinetto di casa equivale a rubare alcuni chilowatt all'Enel? E vi è mai venuto il sospetto che quel sorso d'acqua vi potrebbe costare una multa salata che paghereste come, diciamo, accendere alcune lampadine in più? Eppure così sono andate le cose finora in molte zone del sud Italia dove l'Enel, ente che detiene dal 1933 la concessione esclusiva e perpetua delle acque pubbliche per produrne energia elettrica, e che negli anni malgrado le trasformazioni del patrimonio e dell'assetto proprietario ha mantenuto quasi esclusivamente questo monopolio, periodicamente ha intentato e vinto cause giudiziarie contro la Cassa del Mezzogiorno, quando esisteva, e successivamente contro alcuni Consorzi acquedottistici locali e alcune Regioni. Il torto che veniva loro attribuito era prelevare acqua alle sorgenti, come sembrerebbe ovvio, per convogliarle nelle condutture della rete idrica territoriale sottraendole però in questo modo allo sfruttamento idroelettrico dell'Enel. Un diritto, quello dell'Enel, che era sempre stato ritenuto prioritario dai tribunali ordinari, compresa la Cassazione a sezioni unite. Fino a che il Consorzio acquedottistico marsicano non ha portato la questione al giudizio del Tribunale regionale delle acque pubbliche (Trap) di Roma il quale, alla fine di una causa durata 11 anni, ha riconosciuto che l'acqua è un bene pubblico primario e che bere è come respirare: nessuna concessione può venire prima. Un principio che suona tanto più scontato in una zona come la Marsica, cuore montano dell'Abruzzo, che di acqua sorgiva e pura è sempre stata ricchissima, almeno fino a qualche lustro fa.
D'altra parte, hanno riconosciuto i giudici nella sentenza emessa il 4 febbraio scorso,
già una legge del 1994 (la 36) aveva affermato che «l'uso dell'acqua per il consumo umano è prioritario», mentre «altri usi sono ammessi quando la risorsa è sufficiente e a condizione che non ledano la qualità dell'acqua» potabile.
«Pertanto - scrive il Trap nelle motivazioni pubblicate recentemente, richiamandosi al diritto alla salute previsto dalla CostituzioneVi ricorda nulla? NdR) e dalle norme internazionali - risulta oggettivamente dubbio che possa qualificarsi come illecita la derivazione di acqua effettuata da enti pubblici per usi potabili». Anche perché se così fosse, fanno notare i giudici, da una parte il titolare della concessione potrebbe «lasciare senza acqua intere popolazioni», e dall'altra «gli enti locali e le comunità che non potessero far fronte ai rilevanti oneri economici verrebbero di fatto a restare privi di risorse, con la conseguente compromissione di beni e valori ri rilievo costituzionale».«All'inizio, quando ci siamo rivolti al Tribunale delle acque presso la Corte d'Appello di Roma, pochi credevano che avremmo avuto ragione sull'Enel - raccontano gli avvocati Giorgio Sucapane e Virna Bonavolontà di Avezzano, difensori del Consorzio marsicano - che dal '63 a oggi aveva vinto numerose cause anche contro Regioni come il Lazio, l'Abruzzo o la Sardegna. E per l'acquedotto marsicano, alimentato dalle sorgenti del bacino imbrifero del fiume Liri, e che serve un'utenza di circa 150 mila persone, fino al 1990 l'Enel aveva ottenuto risarcimenti che si aggiravano sull'1,5 miliardi di vecchie lire all'anno». Il conteggio del volume di acqua «sottratta», e il corrispettivo risarcimento dovuto, sono calcoli complessi che i tecnici del Tribunale hanno compiuto per ogni sorgente. «Ma in totale, dal '90 al '99, - spiegano i due avvocati - sono stati conteggiati circa 200 milioni di kwh 'sottratti' che avrebbero dovuto costare 20 milioni di euro. Soldi che ovviamente sarebbero usciti dalle tasche dei cittadini». L'iter giudiziario non è ancora finito, ma senz'altro è un primo importantissimo risultato.
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( 3 / 743 )domenica 18 maggio 2008
La Regione Toscana, viste le recenti reazioni all'assurdo comuinicato del PD di Piancastagnaio, pubblica:
"..Nel frattempo, viste le polemiche di questi giorni, la Regione invita anche le forze politiche ad abbassare i toni del confronto e ad evitare atteggiamenti di contrapposizione. Non c’è infatti alcun bisogno di inasprire le posizioni, o di radicalizzare il confronto tra gli scienziati, quanto piuttosto di recuperare un dialogo su una tematica così complessa evitando inutili faziosità. .."
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( 3 / 738 )Pozzo dell'ERMETA

Il pozzo dell'Ermeta si trova a Monte di Abbadia SS.
Fu fatto ai tempi della Miniera come sondaggio esplorativo (così si dice) e dato che intercettò una sacca di gas, fu lasciato ventato (aperto) all'atmosfera per fare uscire il gas.
Ha sempre emesso un po' di cattivo odore, ma nel 2005 tale odore era diventato molto forte tanto che vennero fatti venire, portati dal Professor Borgia, i tecnici della Regione a vedere.]
Analizzate le emissioni si e' trovato che la temperatura e' di circa 30°C ed e' presente una concentrazione di CO2 ed H2S tali da poterli catalogare come fluidi (gas) di origine geotermica.
Anche perche' la temperatura è abbastanza alta, circa 15°C sopra a quella dell'acquifero.
L'eruzione della foto è avvenuta il 19 settembre 2007. Dalla velocità di fuoriuscita dei gas si intuisce che le grosse goccie che si osservano (di circa 1-3 mm di diametro) possano essere condensate dal fluido geotermico stesso, o trascinate dall'acquifero. Questo fenomeno potrebbe forse paragonarsi ad una piccola eruzione di fluidi geotermici attraverso l'acquifero.
Questo e' una prova diretta del collegamento tra la falda geotermica e la falda superficiale. I fluidi dell'Ermeta devono in qualche modo passare attraverso la falda acquifera per arrivare in superficie.
Si sottolinea che questa eruzione sia avvenuta proprio nell'area indicata a rischio dagli studi della dott.ssa Manzella e proprio qualche mese prima che le sorgenti di Abbadia entrassero in crisi.
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( 3 / 759 )COMUNICATO STAMPA Comitati per la Difesa dell’Ambiente del Monte Amiata Est e Ovest
Le tesi di Borgia e l’Università di Siena
“La storia dei tre porcellini ci insegna molto. Solo chi è stato previdente si è salvato dal lupo cattivo”, così risponde Borgia, intervistato dagli USA, all’ esagerato attacco alle sue posizioni, attacco che viene dall’Università di Siena, apparso in un recente articolo su “Il Tirreno”, firmato da Fiora Bonelli (titolo: Eslposione geotermica, ipotesi bocciata).
Borgia viene spesso attaccato. Già nel 1992, quando pubblicò sulla rivista Nature le sue tesi sulle deformazioni del vulcano Etna, il giornale La Sicilia uscì in prima pagina con un articolo contro le sue tesi che oggi invece sono correntemente accettate ed applicate in tutto il mondo.
“All’Amiata il problema è diverso” prosegue Borgia. “Vi potrebbe essere rischio per la salute e l’incolumità delle persone, non si tratta di avere ragione o torto su questa o quella teoria scientifica, si tratta di essere previdenti e di contenere i rischi per le popolazioni entro limiti accettabili”.
Ma riportiamo i fatti: almeno cinque fenomeni eruttivi straordinari, vari terremoti ed altro sono occorsi in Amiata negli ultimi 15 anni, tutti legati alla geotermia. E, quando sono successi questi fatti, non si conoscevano gli studi della dottoressa Manzella per la Regione Toscana che mostrano un abbassamento dell’acquifero rispetto agli anni ’60 di circa 200-300 metri.
Ma chi ha messo sui carboni ardenti la popolazione: Borgia che ha avvertito la Regione dell’eventualità di altri eventi eruttivi o la Regione che alla riunione pubblica del 22 febbraio 2008 ad Arcidosso ha detto che se Borgia avesse avuto ragione avrebbe dovuto far evacuare l’Amiata?
Si fa forse evacuare Napoli per il Vesuvio o Catania per l’Etna? Eppure questi sono vulcani attivi. Semplicemente si cerca di prevenire situazioni di emergenza. Sembra piuttosto che Borgia costantemente richiami all’applicazione del principio di precauzione: “Io reputo che il valore della popolazione e delle cose in Amiata non sia trascurabile e che perciò il rischio sia alto”.
“Non penso che quanto riportato dalla giornalista corrisponda esattamente a quanto affermato dagli scienziati di Siena, mi stupirebbe. Mi sembra altresì strano che gli scienziati di Siena non abbiano desiderato confrontarsi su un piano scientifico per capire le motivazione che mi avevano portato a suggerire prudenza alla Regione, ed è ancor più strano che la Regione abbia permesso di pubblicare tali notizie senza avermi prima dato la possibilità di verificare quanto affermato da Siena. Ed è proprio l’affermazione del professor Gaggi (“tutti i risultati ottenuti risultano del tutto coerenti con le linee di tendenza consolidate da molti anni a questa parte”), che mi convince, dati gli eventi eruttivi verificatisi, che si debba adottare un atteggiamento di cautela”.
E conclude: “Per quanto riguarda l’affermazione che i disastri provocati dallo sfruttamento dell’energia geotermica in altri paesi e che, in particolare, l’inquinamento della falda all’Amiata non possano essere una conseguenza di questo sfruttamento, non credo che il professor Gaggi possa essersi espresso in questi termini, perché vorrebbe dire che non è a conoscenza delle ricerche più recenti sulla fisica dei sistemi geotermici. Penso che la Regione, di cui ho la più assoluta fiducia, abbia bisogno anche di persone con spirito critico e previdenti come il tanto deriso terzo porcellino”. E se Borgia anche questa volta avesse ragione, così come quando informò per scritto la Regione Toscana che ci sarebbe stata una crisi idrica. Crisi, che nove mesi dopo si è puntualmente verificata a Abbadia San Salvatore.
Scheda relativa agli eventi verificatisi in Amiata legati alla Geotermia:
1) Giugno 1992 – esplosione in zona Torrente Senna (Piancastangaio, SI) – danni a vegetazione e cose.
2) Aprile 2000 – forti scosse sismiche a Piancastagnaio e Abbadia SS (SI) – molti danni, nessun morto.
3) Settembre 2000 – esplosione in zona Podere del Marchese – rasentata la sciagura, evacuati gli abitanti, morti quasi tutti gli animali domestici e selvatici presenti in loco.
4) Settembre 2002 – esplosione in zona Lavinacci (Piancastangaio, SI) – rasentata la sciagura, evacuati gli abitanti.
5) Novembre 2003 – emissioni straordinarie di gas in località Pietrineri (Castiglion d’Orcia, SI) – un umano morto, morto anche il cane.
6) Anni 2004-2006. Vari altri terremoti tra Piancastagnaio e Abbadia San Salvatore. Solo paura.
7) Settembre 2007 – eruzione di vapore, acqua e gas dal camino dell’Ermeta (Abbadia SS, SI) – danni alla vegetazione.
8) Novembre 2007-gennaio 2008 – due mesi di emissioni incontrollate dal pozzo Bagnore 22 (Arcidosso, SI) – danneggiata la Comunità di Merigar.
9) Dicembre 2007 e gennaio 2008 – crisi idrica ai pozzi dell’Acqua Gialla e dei Renai (Abbadia SS, SI), ed alla sorgenti dell’Ermicciolo (Vivo d’Orcia, SI) – costi alle stelle per il trasporto dell’acqua con autobotti.
10) Aprile 2008 – varie scosse sismiche in zona Abbadia SS e Piancastagnaio (SI) – solo paura.
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( 3 / 775 )IL CORRIERE DI SIENA

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( 3 / 779 )
10 MAGGIO - "DIFENDIAMO LE SORGENTI"
GRANDE MANIFESTAZIONE AD ABBADIA SAN SALVATORE
CON INIZIO ORE 10 - Parteciperanno tutti i comitati dell'area
grossetana, senese e Val d'Orcia.
ore 9:30 Incontro al palazzo comunale (viale roma)
ore 10-12 Manifestazione per le strade di Abbadia
ore 15-19 Raccolta di firme per la riduzione al minimo delle centrali
Calo delle sorgenti del 50%, paesi riforniti di acqua con autobotti (in inverno!!!), enorme impatto dell'estrazione geotermia sulle falde stesse, inquinamento delle falde da fluidi geotermici, abbassamento della falda acquifera di centinaia di metri e pericolo che i danni siano permanenti.
La manifestazione chiede alla Regione Toscana e alle Amministrazioni di applicare il principio di cautela e ridurre al minimo le centrali per 6 mesi, al fine di valutare la ricarica dell'acquifero e il suo rapporto con l'estrazione geotermica (rapporto diretto a quanto risulta dagli studi commissionati dalla Regione Toscana)
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( 2.9 / 861 )AMIATA «Per quelle centrali serve la Via» Geotermia ancora sotto accusa
LA NAZIONE - 13 Aprile 2008
IN DIFESA dell’acqua e dell’aria il 10 maggio sull’Amiata si terrà una manifestazione popolare contro lo sfruttamento geotermico. I Comitati per la salvaguardia dell’ambiente non mollano la presa. In particolare alla luce dei recenti pronunciamenti della Commissione europea per cui la Valutazione di impatto ambientale (la Via) dovrà riguardare non soltanto le parti nuove o ristrutturate degli impianti, ma anche quelle cui queste ultime vengono integrate.
«VORREMMO sapere, quindi, se la Regione Toscana ha chiesto all’Enel — si legge in un nota del Comitato — di attivare le procedure di Via per le centrali geotermiche che si trovano sul territorio amiatino, tra cui anche Bagnore 2 e Bagnore 3, per le quali è stata rinnovata la concessione di sfruttamento, senza che prima sia stata espletata la procedura di Via, cui, peraltro, le due centrali non sono mai state sottoposte».
IL COMITATO torna a discutere anche dei problemi che riguardano l’acqua. Tema che è stato al centro anche di un incontro che si è svolto di recente proprio sull’Amiata, cui hanno partecipato l’assessore regionale alle risorse idriche, Marco Berti e il consigliere regionale Fabio Roggiolani. Un incontro al quale hanno partecipato numerosi comitati che in modo unanime hanno ribadito la necessità di «correre ai ripari».
«A FRONTE dell’allarmante riduzione delle portate delle sorgenti negli ultimi 30 anni — sostengono i comitati — del preoccupante abbassamento della falda acquifera di circa trenta metri e della presenza nelle acque di inquinanti quali arsenico e boro, i cui valori sono in sensibile aumento, chiediamo con forza di ridurre in via sperimentale l’attività geotermica per almeno sei mesi. Come, peraltro, viene suggerito anche da alcuni studi che sono stati presentati all’Amministrazione regionale, nei quali viene data per certa la correlazione tra falda acquifera superficiale e campo geotermico».
In proposito l’assessore regionale Betti, durante il convegno, ha comunicato che è in attesa della risposta della ulteriore ricerca affidata all’università di Siena. Studio che sarà pronto entro giugno. Infine Betti ha comunicato di avere attivato sindaci e Comunità Montana perché eseguano indagini sulle grandi derivazioni.
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( 3 / 799 )Estratto dell'articolo "Geotermia, al duello tv solo il comitato"
Corriere di Maremma del 22 Aprile
Puntata di ZTL programma di attualita'
"A dominare la scena, l'unica ospite intervenuta a onorare l'invito, Cinzia Mammolotti, responsabile del Comitato per la Salvaguardia dell'Ambiente Amiata Est..
..Si sono negati (a presenziare ndr) il sindaco di Abbadia San Salvatore Lorenzo Avanzati, il sindaco di Piancasagnaio Fabrizio Agnorelli, la societa' ENEL, la societa' Floramiata.. ..si e' tirata indietro, tramite la propria segreteria.. ..l'assessore regionale alla Tutela Ambientale e alla Energia Anna Rita Bramerini.
Mentre il geologo della Regione si era reso disponibile a intervenire ma e' stato stoppato dal superiore, il direttore generale Mauro Grassi, il quale ha fatto sapere, tramite la segretaria, che al momento non era il caso di parlare dell'argomento.."
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( 3 / 784 )Due pesi, due misure
Amiata. Abbiamo appreso dai media della significativa vittoria del Comitato Salute e Ambiente di Civitella Val di Chiana (Arezzo), che in questo ultimo anno si è battuto con forza per fare chiarezza, nel rispetto delle leggi, sulla procedura di Valutazione Impatto Ambientale (VIA) relativa all’impianto Chimet spa di Badia al Pino (incenerimento di rifiuti speciali).
In buona sostanza sia il Ministero dell’Ambiente, sia la Comunità Europea hanno dato ragione a chi ha richiesto - e tra i vari soggetti il Comitato - che la VIA venisse realizzata non solo per le modifiche richieste, ma anche e preliminarmente per l’impianto esistente attualmente.
La Chimet spa, invece, aveva avviato una procedura di VIA in data 21/06/2007, unicamente per ottenere l’autorizzazione a realizzare le modifiche all’impianto. Il complesso impiantistico era stato realizzato anteriormente all’entrata in vigore della direttiva CEE sulla VIA e non era, quindi, mai stato assoggettato a Valutazione di Impatto Ambientale. La Commissione Europea, però, ha chiarito che la VIA dovrà riguardare “l’intero impianto in tutte le sue filiere e non soltanto le parti già modificate o da modificare”.
Coinvolta, ovviamente, nel pre-contenzioso sull’applicazione della legislazione comunitaria ambientale in Italia,
anche la Regione Toscana, la quale ha confermato tramite i responsabili del Settore Valutazione Impatto Ambientale, che “la richiamata procedura interesserà l’intero complesso impiantistico in parola, nel senso che avrà ad oggetto l’impatto ambientale non solo delle prospettate modifiche sostanziali, ma anche degli impianti esistenti a oggi”.
Considerato che negli ultimi tempi la Regione è stata “chiamata all’ordine” dalla Comunità Europea riguardo alla normativa di VIA dei pozzi geotermici in esercizio (2003/2049), il Comitato per la Salvaguardia dell’Ambiente del Monte Amiata chiede alla Regione di sapere se ha avuto modo di richiedere ad ENEL di attivare le procedure di VIA anche per le Centrali geotermiche PC3 e PC5 di Piancastagnaio nelle quali sono state realizzate delle modifiche impiantistiche sostanziali (inserimento degli impianti AMIS - Abbattitori di mercurio e di idrogeno solforato - per entrambe e scambiatore di calore per PC3) senza che, secondo quanto riportato da ARPAT, né i nuovi impianti né le stesse centrali siano mai state sottoposte a VIA.
Lo stesso dicasi
per le centrali di Bagnore 2 e Bagnore 3 per le quali è stata rinnovata la concessione di sfruttamento geotermico ad ENEL, senza che prima sia stata espletata la procedura di VIA, procedura a cui le centrali esistenti non sono mai state sottoposte.
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( 3 / 783 )Amiata come Mugello?
Il caso Amiata (procedure di VIA a carico delle centrali geotermoelettriche; abbassamento delle falde acquifere e diminuzione della portata delle sorgenti) si intreccia ogni giorno di più con le restanti emergenze ambientali toscane.
Ha fatto molto scalpore, per esempio, negli ultimi giorni la sentenza relativa al caso Tav Mugello. Per i danni provocati alle falde idriche e ai torrenti dai cantieri per l’Alta velocità tra Firenze e Bologna, nel territorio appunto del Mugello, il Pubblico Ministero Gianni Tei ha chiesto 13 condanne e tre assoluzioni, di cui due per prescrizione.
Il Pm inoltre ha chiesto al tribunale la trasmissione degli atti del processo alla Corte dei Conti per valutare eventuali responsabilità per danno erariale a carico di Regione Toscana e Ministero dell’Ambiente per omesso controllo.
Per argomentare la nostra tesi, però, occorre leggere il passaggio successivo, che recita: “ È stato anche sottolineato come il geologo della Regione che, nel '95, segnalò i rischi per le falde a causa della costruzione, non ha fatto carriera: era al settimo livello e lì è rimasto".
Ebbene, il geologo in questione è lo stesso del Settore Tutela del Territorio e della Costa della Regione Toscana, che ha il compito di coordinare l’attuazione del piano di lavoro per la definizione del bilancio idrico dell’Acquifero dell’Amiata.
E è lo stesso che nella relazione fatta per la Regione Toscana sull’acquifero amiatino, citando tre esempi di impatto ambientale negativo per i quali non erano stati presi a riferimento modelli adeguati (tra cui quello della TAV), indica esplicitamente il collegamento diretto tra falda superficiale idropotabile ed acquifero geotermico.
Come puntualmente previsto dal geologo della Regione, anche in Amiata il disastro ambientale si sta consumando: esaurimento della falda acquifera che dà da bere a 700.000 persone (rispetto agli anni ’60 le portate delle sorgenti in quota sono praticamente azzerate, quelle delle sorgenti alla base del vulcano sono dimezzate, i deflussi vitali di tutti i torrenti sono praticamente azzerati, quest’inverno due paesi sono rimasti senz’acqua) ed inquinamento della stessa (il contenuto di arsenico nelle acque di alcune sorgenti è quasi tre volte superiore ai limiti di legge).
La proposta del consulente della Regione Prof. Borgia, fatta già un anno e mezzo fa, di ridurre momentaneamente la produzione di vapore geotermico per permettere alla falda di ricaricarsi sembra snobbata da tutti. Anche in questo caso il geologo della Regione non viene ascoltato. Qualcuno può intervenire?
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